Se in autostrada vedi un drone che sorvola un incidente o un tratto molto trafficato, non è detto che stia girando un video spettacolare: sempre più spesso è uno strumento di sicurezza stradale. In poche parole, i droni per la sicurezza stradale sono piccoli velivoli senza pilota controllati a distanza che sorvolano il traffico. Servono a dare “occhi dall’alto” a soccorritori e forze dell’ordine, raccogliendo immagini e dati in tempo reale.

Il MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) sta testando sistemi come il drone “VISTA”, che integra riprese aeree e intelligenza artificiale (software che analizza automaticamente le immagini) per capire cosa sta succedendo pochi minuti dopo un incidente. L’obiettivo dichiarato è migliorare i soccorsi nella cosiddetta “golden hour”, la fascia di tempo in cui un intervento rapido può fare la differenza tra vita e morte.

Soccorso dopo un incidente

Nel progetto VISTA il drone decolla verso il luogo del sinistro, individua i veicoli coinvolti, valuta la gravità del contesto e invia immagini e dati alla centrale operativa. In questo modo ambulanze, vigili del fuoco e polizia possono decidere che mezzi mandare, da dove arrivare e come gestire il traffico attorno all’area.

È stato definito anche un protocollo di interazione drone-persona: il velivolo può comunicare con le vittime o con chi presta il primo soccorso, per dare indicazioni contestuali (ad esempio dove spostarsi in sicurezza o come liberare un passaggio per i mezzi di emergenza) e per raccogliere informazioni utili. Le riprese servono inoltre a creare una documentazione certificata dell’incidente, utile per la ricostruzione dei fatti e per le successive valutazioni di responsabilità.

Controlli e nuove multe

L’uso dei droni per i controlli di polizia è ancora in evoluzione e, allo stato attuale, legato soprattutto a sperimentazioni e scenari particolari. In linea di principio, i droni potrebbero essere utilizzati per individuare manovre pericolose, uso improprio della corsia di emergenza, sorpassi azzardati o comportamenti a rischio in caso di incidenti e code.

Perché le immagini di un drone possano sostenere una multa in modo stabile, però, servono basi normative chiare, omologazione delle apparecchiature e procedure di gestione delle prove molto rigorose, come già avviene per autovelox e tutor. È quindi probabile che, almeno in una prima fase, i droni vengano usati più come strumento di monitoraggio e prevenzione che come “macchine mangia-multe” diffuse su ogni tratto.

Il rischio concreto per chi guida non è tanto la “multa a sorpresa dall’alto”, quanto il fatto che, grazie alle immagini aeree, diventa più difficile giustificare condotte pericolose compiute in prossimità di incidenti o cantieri. Ad esempio inversioni improvvise, passaggi in contromano per evitare una coda, oppure occupazione indebita della corsia di emergenza.

Cosa cambia per chi guida

Dal punto di vista della sicurezza, i droni possono ridurre il tempo in cui si resta fermi in situazioni critiche, perché aiutano a liberare prima le carreggiate e a limitare i cosiddetti “tamponamenti secondari” dietro a un incidente. Per chi viaggia spesso su tratte extraurbane o autostradali, questo significa in prospettiva interventi meglio coordinati e informazioni più precise su cosa sta succedendo qualche chilometro più avanti.

Resta aperto il tema della privacy: le riprese dall’alto devono essere limitate al tempo strettamente necessario e gestite con le stesse cautele richieste per altri sistemi di controllo. In generale, la tendenza che emerge dai progetti nazionali è affiancare alla tecnologia anche percorsi educativi: iniziative come “Giovani On the Road”, in cui poco più di trenta ragazzi affiancano per una settimana forze dell’ordine, soccorritori e Motorizzazione, vanno proprio nella direzione di creare una cultura condivisa della prevenzione, in cui il drone è solo uno degli strumenti.